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I Discendenti delle Arti Terrene

DISCLAIMER: Il libro e tutto il materiale mi è stato fornito per fini recensionistici.

Ben ritrovati, Collezionisti!
Questa recensione sarebbe dovuta uscire nel Review Party organizzato per la pubblicazione deI Discendenti delle Arti Terrene, a dicembre 2019, ma purtroppo non è stata una lettura che mi ha soddisfatto quindi eccola qui, qualche settimana dopo l’evento.

Avevo comunque anticipato la mia delusione nella Top 5 dei libri peggiori del 2019 (lo trovate qui).

I Discendenti delle Arti Terrene - Copertina

I Discendenti delle Arti Terrene

Ester Kokunja

In uscita il: 14/11/2019

€ 10,40

Il primo volume della una saga fantasy che ha conquistato più di 500.000 lettori su Wattpad!

“Un romanzo che rapisce, porta avanti e indietro tra i mondi. Un romanzo che non dimenticherete facilmente.” — Libririflessi Blog

“In un mondo in cui il sangue conta più di tutto, può chi è giusto e diverso trovare ancora un posto?” Lontano dagli uomini c’è una dimensione dominata dal sovrannaturale, dove solo i Discendenti della Magia possono controllare le quattro Arti Terrene. Ayra Selendor, un Erede senza più un titolo e con delle abilità magiche scarsissime, si prepara al suo primo anno all’Istituto Aühequos: un zolla di terra fluttuante nello spazio stellato della Sottointradimensione, un luogo neutrale, un rifugio per ogni discendenza. Questo solo durante il giorno.

Di notte l’atmosfera muta drasticamente. La scuola si trasforma in un un campo di battaglia intriso di rune antiche, marchi letali, incantesimi arcani e trabocchetti a ogni angolo, dove le più oscure delle creature girano indisturbate, pronte a rivendicare il potere. Mentre il caos consuma e annebbia le menti degli studenti, Ayra dovrà trovare la forza di schierarsi dal lato giusto. E non è cosa facile quando i buoni diventano cattivi, i cattivi non lo sono mai stati e l’unico segreto della sua vita rischia di essere rivelato ad un mondo non poi così tollerante: nessuno deve sapere di Lazhar, l’essere che da sempre le è accanto, rinchiuso da troppo in uno specchio.

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I Discendenti delle Arti Terrene - Divisore

Lo ammetto, mi sono lasciata attrarre dalla trama ma soprattutto dalla copertina di questo libro. Come ormai avrete capito, sono un grafico e presto sempre grande attenzione alla cura grafica di un romanzo.

I Discendenti delle Arti Terrene di Ester Kokunja è visivamente bellissimo, con illustrazioni e impaginazione perfette. Purtroppo però non è sufficiente a farmi propendere a favore di questo romanzo.

Di solito parto parlando dei personaggi ma in questo caso c’è poco da dire…

Personaggi

La protagonista, Ayra, (che io per tutto il tempo ho chiamato Arya… Come Arya Stark!) è il classico cliché del protagonista fantasy Young Adult. È orfana, è abbandonata dalla società di cui fa parte, viene presa di mira da un gruppo di Purosangue biondi ossigenati. Che dite? Vi ricorda qualcosa? A me assolutamente nulla, davvero!

Tornando seri. Tutti i personaggi hanno un qualcosa di già visto. La migliore amica della protagonista, Ennis, è dimenticabilissima. È la classica ragazza di buona famiglia e di buon cuore che decide di essere amica del protagonista sfortunato di turno. Ha poco altro senso di esistere se non quello di essere la spalla e il supporto morale di Ayra e solo nella prima parte perché poi l’abbandona senza guardarsi indietro.

Anche i professori, per quanto l’autrice abbia tentato di renderli particolari, sanno di già visto. Mi sembrava di essere arrivata nell’accademia degli X-Men, con tutti i vari mutanti dai vari poteri e dalle varie fisicità che siamo abituati a vedere in quel franchise.

I vari compagni di scuola sono allo stesso livello di Ennis. Non hanno personalità che possano farli spiccare. Sono tutti simili e questo porta a mischiarli tutti. Zico, Bathrod… Mi ricordo i nomi ma non ricordo assolutamente in quale episodio io li abbia visti o conosciuti e quali azioni abbia fatto questo o quell’altro. Avrei lavorato maggiormente per farli risultare dei personaggi a tutto tondo mentre, durante la lettura, mi sembravano solamente funzionali alla trama. Tutti sono posizionati in un determinato spazio solo per far andare la storia come da programma ma in questo ci ho visto delle forzature anche piuttosto evidenti.

L’unico personaggio interessante all’interno di questo romanzo è Lazhar, un ragazzo che vede solamente Ayra e che è circondato da un alone di mistero. Lazhar è infatti bloccato nello spazio fra le dimensioni, come se fosse stato impossibile per lui superare un portale. Non dico che sia un personaggio valido ma, per quel poco che abbiamo visto, potrebbe forse essere l’unico a dare qualche soddisfazione.

Ambientazione

Il romanzo è ambientato principalmente nell’Istituto Aühequos, una scuola di magia che per tutto il tempo mi ha fatto pensare a un mix fra Hogwarts, l’accademia del professor Xavier di X-Men e il college di Brakebills della trilogia The Magicians di Lev Grossman.

Perché ho pensato a questi istituti? Hogwarts per l’ufficio della preside, per le scale che cambiano (qui, più precisamente appaiono e scompaiono) e per l’età dei ragazzi che la frequentano. Ci sono poi luoghi interdetti agli studenti proprio come nella famosa scuola di Harry Potter. L’accademia di X-Men proprio per via dei professori e di alcune categorie di studenti e Brakebills, che già di per sé si rifà alla più famosa Hogwarts, per via della sua posizione nascosta e sicura, nel mondo ma in una sua minuscola dimensione. L’Istituto Aühequos si trova infatti nel Sottointramondo che è proprio una piccola dimensione contenuta nella linea spazio-temporale dell’Intramondo.

Sistema Magico

Ho trovato il sistema magico di questa storia poco spiegato e confusionario. Alcune volte sembra simile a quello di Harry Potter, altre a quello di Shadowhunters (anche qui sono presenti le rune che permettono di fare determinate cose). Ipoteticamente potrebbe essere così a sua volta per essere funzionale alla trama e permettere sconvolgimenti nel sistema magico per portarla avanti nei prossimi volumi.

Stile di scrittura

Lo stile di scrittura di Ester Kokunja potrei definirlo acerbo. L’autrice non riesce infatti a scavare in profondità nella sua stessa storia. Rimane sempre su un piano superficiale e ci racconta la storia piuttosto che narrarcela. È come se volesse convincerci che le cose devono andare in quel modo piuttosto che guidarci verso quella conclusione attraverso le sue parole.

Altra pecca è quella legata agli errori e ai refusi che ho trovato lungo tutto il romanzo. Non è mio compito fare correzione bozze o editing ma voglio comunque fare qualche esempio direttamente dai primi capitoli per non incappare in spoiler involontari.

Per prima cosa, ci sono numerosi refusi che elencherò velocemente asciandosi per lasciandosi, tende vano con lo spazio, quando al posto di quanto, i corridoio, sussurro per sussurrò, gli studenti più grande, corsi più impegnative. Insomma, ce ne sono diversi per ogni capitolo e, dopo un po’, diventa fastidioso dover rileggere per colpa dei refusi.

Ci sono poi errori, non proprio refusi, più gravi di quelli qui sopra elencati, che portano a dover rileggere anche due volte la stessa frase per arrivare a comprenderla. Alcuni esempi sono: Una forte nauseante (nausea) colpì il suo debole stomaco, dalle guance arrossate stavano spuntato (spuntando) delle minuscole spinte (spine) man mano che si alterava con i quattro studenti. O ancora Il viaggio nel suo portale mi è parso più lento e il luogo rispetto agli altri, ed anche più definito. Ancora mi chiedo cosa volesse dire quest’ultima frase.

Altri problemi sono dati dall’uso di alcune parole che però in quel contesto sono assolutamente sbagliate. Il volto arrossato e perlato di sudore. Il volto non è perlescente come una vernice o uno smalto. Il termine giusto è imperlato. Oppure la risata di lui andò sciamando un poco alla volta. In questo caso è scemando. Sciamare è un verbo che indica lo spostamento in massa di insetti o persone. E ancora il sudore che scendeva quasi a catenelle. Il termine giusto è catinelle.

Altro esempio di questi errori è: muscoli scolpiti come dune di roccia. Ora, io posso capire che volesse far capire che i muscoli erano forti e delineati come fossero roccia e che volesse usare dune per descrivere la forma dei muscoli stessi ma le dune sono, per definizione, cumuli di sabbia creati dal vento. Dune rocciose non ne esistono.

Per ultimo voglio mettervi quello che mi ha fatto ridere di più: Armor non diede loro il tempo di sferruzzare per la sala. No, non hanno deciso di mettersi a lavorare a maglia in giro per la sala. Il termine giusto è scorrazzare.

Credo sia arrivato il momento di concludere questa recensione. Sia chiaro che il mio intento non è quello di affossare un’autrice self e non è nemmeno quello di farmi bella per via delle mie conoscenze della lingua italiana. Questa recensione l’ho scritta per spiegare i motivi per cui questo libro non mi è piaciuto e quali errori e problemi palesi ho riscontrato.

Un romanzo che avrebbe dovuto essere rivisto e ricorretto ancora molto prima di essere dato in pasto al grande pubblico.

VOTO: 1,5/5

 

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